Famiglia

Allattamento materno: come e perché

Pochi giorni fa si è conclusa la SAM2016, la Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno, che mi ha portata a riflettere su tutto quanto avevo imparato a tal proposito durante la mia esperienza lo scorso anno. Una sorta di ripasso ora che sono in fase allattamento del mio secondo piccolo, ma anche una piccola raccolta della mia testimonianza per le neo-mamme, per chi ha mille domande e vorrebbe sapere cosa hanno fatto le altre nella loro situazione e per confrontarci come sempre sui temi trattati.

sam2016

Cara lettrice, ti ricordo che io non sono né un’ostetrica né una pediatra e che le informazioni contenute in questo post sono il frutto della mia esperienza da mamma e che ho messo in pratica confrontandomi con personale competente dell’ospedale in cui ho partorito e dei consultori familiari.

Per ogni dubbio o quesito ti consiglio, quindi, di fare riferimento a questi servizi nella tua città.

Ma ora ti racconto cosa ho imparato io in merito all’allattamento, parlandoti della mia avventura.

Il latte materno inizia ad essere prodotto ancora nell’ultimo periodo della gravidanza e, dopo nascita del bambino, subisce delle evoluzioni. Il primo latte offerto al bambino è il colostro, ovvero un liquido denso di colorazione gialla/arancione, altamente digeribile e ricco di nutrienti per il neonato nei suoi primi giorni di vita.

Nell’arco di 3/4 giorni compare il latte di transizione che è più opaco per poi divenire più bianco. Ha la caratteristica di essere grasso e cremoso. Si tratta di latte maturo contenente tutti i principali nutrienti adatti nella misura adeguata per il proprio bambino.

Oggigiorno si spinge molto per favorire l’allattamento materno in quanto questo porta benefici sia al bambino che alla madre, oltre a favorire l’instaurarsi di un legame affettivo speciale tra mamma e bambino.

Ma parliamo di questi aspetti positivi.

allattamento

Per il bambino significa avere il latte sempre pronto ed alla temperatura ideale, è un alimento salutare che lo protegge da malattie (grazie agli anticorpi prodotti dalla madre e che passano nel latte) e ne favorisce uno sviluppo ottimale.

Per la mamma significa non dover affrontare spese per l’acquisto del latte artificiale e non sprecare tempo nella preparazione del biberon. L’allattamento le garantisce un più rapido ritorno dell’utero alle sue normali dimensioni, nonché un più rapido ritorno al peso pre-gravidanza. Le riduce anche le perdite di sangue nel post parto bilanciando il ferro ed abbassa il rischio di tumore alla mammella dopo la menopausa.

Personalmente ritengo che siano tutti buoni motivi per seguire la strada dell’allattamento al seno, ovviamente nel caso in cui vi siano le possibilità e le condizioni per fare questa scelta.

Allattare il proprio cucciolo è una scelta fatta di amore, vicinanza e contatto pelle a pelle con il proprio bimbo.

Quando si inizia ad allattare il proprio cucciolo, i primi giorni i dubbi sono tantissimi. Non si capisce come farlo attaccare correttamente, se stia mangiando, se succhi a sufficienza ecc…

Cosa posso dire?

Per un corretto attacco la pancia del bambino deve essere contro il corpo della mamma in modo perpendicolare, il loro naso deve stare davanti al capezzolo e deve essere il bambino a stare rivolto verso il seno. Con la bocca il piccino deve prendere non solo il capezzolo ma anche parte dell’areola. Il labbro inferiore è rovesciato in fuori e le guance sono belle tonde, segnale che sono piene di latte.

Una cosa molto importante: la mamma non deve sentire dolore.

Io con il primo figlio sentivo un leggero dolore, che si è presto intensificato, durante le poppate dei primi giorni. Scoperto di avere le ragadi (piccoli tagli sui capezzoli) è stato parecchio difficile proseguire con l’allattamento. Considera che ogni volta che il piccolo si attacca succhia stimolando l’area interessata dai taglietti, che possono anche sanguinare. In queste condizioni si può continuare ad allattare, il problema è resistere al dolore ad ogni succhio, ad ogni poppata e per qualche giorno, nel frattempo che le ragadi vengono curate.

Le ragadi si possono far passare con lo stesso latte materno. A fine poppata basta spremere leggermente il seno spalmando il latte che ne esce sul capezzolo e l’areola. Il latte materno ha funzione lenitiva e cicatrizzante. Poi lasciar asciugare all’aria.

Le ragadi sono tendenzialmente dovute ad un errato attacco del bambino.

Io ho allattato il mio primo bimbo ed allatto tutt’ora il secondo a richiesta, in quanto è il piccolo che si regola, chiedendo la pappa nel momento in cui ne ha bisogno. Solo lui può sapere quando è sazio. Solo lui può sapere se ha solo bisogno di bere, in tal caso resterà attaccato poco sfruttando soltanto il latte di inizio poppata che è meno grasso e più ricco di acqua e lattosio, o se vuole mangiare, in questo caso la poppata sarà più lunga e gusterà il suo pasto fino in fondo sfruttando anche il latte più grasso, necessario alla sua crescita.

Ma la mamma come può sapere se il bambino mangia a sufficienza?

Una mamma deve controllare che:

  • il bimbo bagni 5/6 pannolini al giorno
  • il bimbo si scarichi regolarmente (si parla di meconio i primi giorni, ovvero quella sostanza nera/verde che si trova nell’intestino del neonato e viene espulsa, il meconio diventa poi feci liquide di colore giallo per un totale di 3 fino a 8 scariche al giorno, e dal quarto giorno circa le feci si stabilizzano diventando normali e basta che il piccolo si scarichi anche solo 1 volta ogni 3/4 giorni).

L’OMS incentiva l’allattamento materno esclusivo fino ai 6 mesi di vita e, se possibile, raccomanda di continuare fino ai 2 anni affiancando l’introduzione della pappa. Ad ogni si tratta di decisioni che solo la mamma con il suo bambino possono prendere.

Una mamma può decidere di conservare il latte materno per quando rientrerà al lavoro, per quando non potrà lei direttamente darne al suo bambino o per i casi di necessità. Infatti il latte può essere conservato in contenitori sterili di vetro o plastica. A temperatura ambiente (max 25°C) il latte si conserva fino a 4 ore, in frigorifero (tra 2°C e 4°C) fino a 3 giorni e nel congelatore fino a 6 mesi. Per scongelare il latte basta spostarlo nel frigorifero. Ricorda che il latte non può MAI essere ricongelato.

Io ho allattato il mio primo cucciolo fino a 7 mesi per essendo rientrata al lavoro quando ne aveva 5. Nel mio caso avevo la possibilità di tirarmi il latte durante l’orario di lavoro. Utilizzavo un semplice tiralatte manuale e poi il latte lo conservavo negli appositi contenitori in una borsa frigo. Questo latte serviva il giorno successivo per dare da mangiare al mio bambino.

Sai che si può allattare anche con la febbre?

A me è capitato di avere la febbre a 39° ed ho comunque potuto allattare. Certamente è più faticoso. Si è stanchi e spossati, l’allattamento diventa pesante, ma lo facciamo per i nostri bambini. Quindi, forza!

Ora mi chiederai… e se devo prendere farmaci o antibiotici?

Si sa, tutto quanto ingerito dalla mamma passa nel latte che diamo ai nostri figli.

Se la cura che seguiamo dura pochi giorni non vale la pena sospendere l’allattamento rischiando di perdere il prezioso alimento. Quindi, basterà dare per qualche giorno il latte artificiale al bambino, tirarci il latte buttandolo via per continuare la stimolazione alla produzione e riprendere dopo qualche giorno ad attaccare il bambino al seno.

Devi inoltre sapere che esiste un numero verde da chiamare nel caso di maggiori informazioni sui farmaci. Oltre ai bugiardini ci può aiutare questo numero amico, al quale risponde l’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, che fornisce informazioni in merito ai farmaci ed al loro utilizzo in gravidanza ed allattamento.

Il numero è: 800 – 88 – 33 – 00.

Allattare un figlio significa concedersi al proprio bambino, significa dedicare un periodo della vita alla creatura che abbiamo dato alla luce. Lui dipende dalla sua mamma per mangiare, per bere, per essere cambiato, per essere coccolato, per essere consolato.  In due parole ha bisogno della sua mamma per sopravvivere.

Allattare un figlio significa vivere dei momenti unici ed irripetibili, che una donna custodirà nel suo cuore per tutta la vita, perché per una mamma questi momenti sono tutto.

Osservare il proprio bambino che si attacca e si nutre di noi osservandoci, essere soddisfatta nel vederlo mettere peso e crescere sapendo essere merito nostro.

Non tutte le donne hanno la possibilità di allattare e di vivere questi attimi di intimità col proprio piccino per un motivo o per l’altro, ecco perché credo che coloro che possono dovrebbero prendere in seria considerazione di sfruttarne l’opportunità senza esitare.

 

Tu hai allattato il tuo bambino?

Ricordi ancora i momenti trascorsi col tuo bambino mentre gli davi da mangiare?

Stai per diventare mamma? Hai intenzione di allattare al seno?

Conoscevi le informazioni contenute in questo post? Ti sono state utili?

 

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