La mia seconda esperienza di parto

Oggi sono due mesi esatti che è nato il mio secondogenito e voglio festeggiare questi primi due mesi raccontando come io e il mio piccolo Andrea ci siamo incontrati la prima volta.

Credo sarà inevitabile fare dei confronti con il primo parto, quindi mi metto l’anima in pace.

A settembre, seconda esperienza, ho vissuto l’evento con più serenità, senza ossessive ricerche in internet per capire cosa aspettarmi. L’idea già l’avevo di come si sarebbero evolute le cose dal travaglio al momento del parto. Il dolore delle doglie non lo ricordavo, mi sforzavo di recuperarlo ed attirarlo sul mio corpo ma non ci riuscivo, perché noi mamme siamo portate a dimenticarlo quanto prima.

Nonostante fossi pronta questo parto mi riservava una novità, un’incognita: l’induzione.

Nell’ultimo trimestre di gravidanza mi è stato diagnosticato il diabete gestazionale, ossia un diabete strettamente legato alla gravidanza e che sparisce dopo il parto. Il corpo della mamma non è in grado di “gestire” gli zuccheri a causa del maggiore afflusso di sangue.

Il diabete durante l’attesa porta il piccolo ad essere sottoposto ad una quantità di zuccheri più alta del normale e ciò potrebbe farlo crescere troppo col rischio di  un parto difficoltoso e/o il ricorso ad interventi strumentali per la nascita del piccolo o al taglio cesareo. Inoltre, potrebbe comportare l’ipoglicemia nel neonato dopo la nascita.

I medici hanno quindi optato per ricoverarmi una settimana prima del termine ed indurre il travaglio, per avere il bambino con un parto naturale.

 

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Amnioressi

Così la  mattina del 15 settembre entro in ospedale per il ricovero, dove una visita ginecologica constata che sono già dilatata di 4 cm e collo dell’utero appianato. Ottimo segno che la dilatazione sia partita naturalmente con qualche piccola sporadica contrazione (dato che al momento non ne ho affatto), cosa che dovrebbe facilitare l’induzione. Si opta, quindi, di procedere con la rottura delle membrane (amnioressi), nella speranza che inneschi le contrazioni. Mi danno tempo sei ore, oltre le quali, in assenza di riscontro, inizierà la sommisnistrazione di ossitocina.

Trascorro una silenziosa attesa leggendo e senza nessun movimento ed alla fine, alle 15.00, mi spostano dal reparto alla sala parto.

Ora il passo successivo è la somministrazione endovenosa di ossitocina.

Una volta in sala parto faccio amicizia con l’ostetrica che mi seguirà in tutto il mio percorso e mi chiede cosa ho intenzione di fare.

 

Analgesia epidurale SI o NO?

E’ risaputo che un parto indotto risulti più doloroso di un parto dove il travaglio abbia inizio spontaneamente.

Io non sono pro epidurale, come indicato anche sul mio piano del parto. Motivo? Temo maggiormente l’ago nella schiena che il dolore delle doglie. E comunque ho sempre desiderato un parto il più naturale possibile. Discorrendo  con l’ostetrica mi lascio comunque convincere a causa di quella che per me è l’incognita: il dolore che sopraggiungerà con l’induzione.

Quando arriva l’anestesista mi informa subito che le mie piastrine sono troppo basse (poco più di 90.000 contro le minimo 130.000 richieste per la buona riuscita). Facciamo un tentativo.

Come pensi che sia andato? Male, ovviamente. Ho avuto una piccola emorragia nella schiena, medicata dall’anestesista. Mi propone di rifare le analisi e valutare se provare un nuovo tentativo più tardi. Ma dato che le piastrine salgono a solo poco più di 100.000 per me la partita si chiude lì. Per me è il segno che devo ascoltare me stessa e seguire quella che è la mia idea. Confido all’ostetrica che non voglio più tentare l’analgesia, che non riuscirei a rimettermi di nuovo in quella posizione e sopportare. Inoltre quei minuti sono stati di sofferenza per me. Non per il dolore. Ero tesa e mi ha provocato grande fastidio. Le ho confidato che preferivo sentire il dolore e affrontarlo. Mi faceva molta meno paura.

Bene, procediamo. Sono le 17.00 ormai e si va di ossitocina.

andrea

Ossitocina endovenosa

Non scherzo nel dire che nell’arco di 10 minuti inizio a sentire le prime contrazioni. Le sopporto bene fino alle 18.00 circa, quando con una nuova visita l’ostetrica mi informa che mi sono dilatata di due cm. Siamo a quota sei cm totali.

La metà strada è superata, ma so che arriva la parte più dura. Ogni nuova contrazione è un dolore in crescendo che inizio a non sopportare più.

Inizialmente ero seduta, poi mi sono alzata in piedi, poi sul lettino mi sono lasciata scivolare sulla palla per arrivare alla fine a rannicchiarmi sul lettino coricata sul fianco.

Cerco rifugio nel mio mondo mentale, tento di estraniarmi, ma non riesco a controllarmi, mi manca il fiato, non respiro, il dolore è decisamente alto. Cerco di concentrarmi sul pensiero che ogni contrazione che sopporto aumenta la dilatazione e che presto tutto svanirà con la nascita di Andrea.

Arrivare alle 19.00 è pesante e senza fine, vivo un momento fatto di contrazioni continue, molto ravvicinate, di mancanza di controllo del mio corpo e di lamenti. Ora so cosa vuol dire subire l’induzione!

Sono le 19.00 e l’ostetrica mi visita con non poca difficoltà. Siamo a otto cm. Ricordo di aver detto quasi piangendo “Solo a otto?”. Il pensiero di dover patire quel dolore un’altra ora non riuscivo a prenderlo in considerazione.

Ma il peggio doveva ancora arrivare.

I 15 minuti successivi sono stati i più dolorosi di tutta la mia vita fino ad ora.

Scoordinata, col respiro spezzato ed imprigionata come tra due mondi (quello reale e quello dove cercavo di rintanarmi per respirare, ma che non riuscivo a controllare)… così, in 15 minuti passo da otto a dieci cm di dilatazione. Me ne rendo conto perché d’improvviso sento un impellente ed irrefrenabile bisogno di spingere.

Dopo altri 15 minuti nasce Andrea ed io vedo tutto in diretta e lo posso tenere tra le mie braccia subito dopo il parto, dopo che Mirco gli aveva tagliato il cordone ombelicale.

Me lo godo un po’ prima di dover entrare in sala operatoria.

Ebbene si, purtroppo sono rimasti dei coaguli di sangue che non si riesce a far uscire. Devono farmi un raschiamento. Ma poi mi attende il riposo.

 

Due parti a confronto

Con Nicola ho avuto un travaglio bellissimo, facilmente gestito con la respirazione, mentre il parto ha avuto qualche complicazione. La sofferenza del bambino mi ha impedito di prenderlo in braccio, se non in un secondo momento.

Con Andrea il travaglio è stato decisamente massacrante, distruttivo, il tutto appesantito dal fatto che io non riuscissi a sfuggire e a controllarmi. Per contro ilparto è stato meraviglioso, l’ho vissuto serenamente ed ho visto ogni fase della nascita del mio bambino.

Se faccio una miscela delle due esperienze troverei anche il parto perfetto, il parto ideale, quello che tutte le donne vorrebbero.

 

Mamma, lo rifaresti?

Ecco il mega domandone. Beh, dopo la nascita di Andrea, per 2/3 settimane ho risposto NO.

Ora che sono passati due mesi, tempo sufficiente per metabolizzare e per rendermi conto della bella gioia che ora ho qui con me, direi di SI. Anche se credo che, con due splendidi bambini a soli 17 mesi di differenza, posso essere a posto.

Il travaglio ed il parto di un figlio sono così, ti stravolgono, è inutile dire che non si sente dolore. E’ meglio essere sinceri. Ma la sincerità mi fa anche dire che l’avere un figlio ti fa superare e sopportare dolori che non pensavi di poter vincere. E invece li vinci!

Il tutto si supera, sempre, e ti senti superwoman a vita per il fatto di aver partorito i tuoi figli, nulla e nessuno ti può più fermare.

Molte donne scoprono una forza segreta che non credevano di avere.

Il dolore ti colpisce intensamente, eppure le mamme lo rifarebbero e lo rifanno. Altrimenti saremmo tutti figli unici.

Perché?

Perché un dolore grande non può che portare un amore immenso.

 

E tu come hai vissuto la tua esperienza in sala parto?

Sei d’accordo che l’amore di una mamma supera ogni grande dolore?

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.

 

Se credi che questo post possa aiutare una futura neomamma che conosci girale il link, le sarà di grande conforto avere nuova conferma che tutto andrà bene e che dopo la tempesta splenderà il sole come mai prima.

 

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13 pensieri su “La mia seconda esperienza di parto

  1. Ciao! A Gennaio avrò la mia seconda esperienza. Il primo travaglio, due anni fa, è stato lungo e, ti rubo le parole, mi sentivo scordinata e in pieno panico. Ho avuto più di 30 ore di prodromi e 10 di travaglio. Ero a pezzi! Non so come sarà questo, ovviamente, ma quando ci penso un po’ di panico arriva!

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    1. Ciao! Accidenti, posso comprendere il panico dato l’andamento della prima volta. Ma ricorda che ogni parto ha la sua storia e non è detto che tu debba rivivere l’esperienza di due anni fa. Cerca di stare serena e ti auguro di poter provare un’esperienza del tutto diversa. Già il fatto di conoscere le fasi rende tutto diverso. E poi il secondo è più veloce 😉
      Breve ma intenso, come tutte le migliori esperienze della vita in generale.
      Quando avrai partorito attendero’ di sapere come sarà andata.
      In bocca al lupo!
      Grazie di essere passata 🙂

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      1. Forse è il caso che entro novembre ti organizzi con questi due PICCOLI dettagli 😉
        Almeno la valigia, poi se capita fiondati in un ospedale e basta.
        Io sono andata nello stesso del primo parto e la borsa l’ho preparata due settimane prima. Non sono un buon esempio. La prima volta ero stata più brava.

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  2. Sara

    Io ho partorito a Maggio la mia primogenita..Ringrazio la struttura ospedaliera in cui mi son recata per avermi tranquillizzata gli ultimi giorni..anch’io ho avuto il diabete gestazionale e per fortuna nessuno ha parlato di indurmi il parto pretermine..mi avrebbero solamente tenuta monitorata se avessi superato il termine..la mia gioia ha deciso di essere precisissima e il giorno stimato e’ nata..non ha preso sicuramente dalla mamma questo aspetto..😂😂😂😂😂
    Alla luce dell’esperienza vissuta, salvo complicazioni istantanee, mi opporrei all’induzione e seguirei il mio istinto..tutto cio’ checesula dal naturale mi spaventa….detto cio’, sei stata una grandissima guerriera Elisa

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    1. Grazie mille Sara! Non ero molto per l’induzione all’inizio ma ti dico che non volevo correre il rischio di un cesareo e quindi mi sono lasciata convincere. Non per paura, solo volevo, potendo, partorirlo io.Dall’esperienza precedente sapevo di non poter partorire un bimbo oltre i 3,200 kg e il bimbo era stimato 3,300 kg con l’incognita dell’andamento del diabete gestazionale. Il colmo? È nato di soli 2,800 kg. Meglio così ☺

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  3. Ciao Elisa ti ringrazio per aver condiviso la tua preziosa esperienza con tutte noi…sono Silvia e mi trovo al nono mese di gravidanza dpp 20 dicembre 2016, primo figlio!
    non so cosa mi aspetterà ancora tuttavia ti do perfettamente ragione laddove dici che l’amore di una mamma supera tutti gli ostacoli…speriamo bene ti farò sicuramente sapere
    nel mentre ti faccio i complimenti al tuo blog lo trovo molto ben fatto mi iscrivo in modo da poter condividere un pò di esperienze in comune con commenti e opinioni 😉
    se vuoi puoi fare lo stesso con il mio neonato blog ti posto il link
    https://ilsalottodisilvia.wordpress.com
    un grande abbraccio e di nuovo grazie
    Silvia

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    1. Ciao Silvia , mi fa piacere che ti piaccia il blog e ti aspetto molto volentieri a condividere le tue esperienze nei commenti.
      Sono passata dal tuo blog nel frattempo, mi piace. Ti seguo con piacere e sarò ben contenta di ricambiare la condivisione di esperienze.
      Ovviamente attendo di sapere come sarà la tua esperienza di parto ed intanto ti auguro in bocca al lupo per il nono mese! 🙂

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