Dachau e le vittime della Shoah

Oggi è il 27 gennaio, giorno della commemorazione delle vittime dell’Olocausto.

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale che dovrebbe farci fermare a pensare, a riflettere per un attimo su quegli eventi e quelle persone che hanno perso la vita o che hanno vissuto quel dramma e se lo sono portate addosso una vita intera.

E’ il 22 marzo 1933 e a Dachau, una cittadina a circa 16 km a nord-ovest di Monaco di Baviera, viene aperto il primo campo di concentramento nazista. La struttura originaria sfrutta il capannone di una vecchia fabbrica di munizioni in disuso. Viene ampliata solo negli anni successivi.

L’apertura del campo di concentramento di Dachau è un’iniziativa di tale Heinrich Himmler, uno dei pochissimi ufficiali del nazismo più alti di grado e considerati più intelligenti dopo Hitler stesso. Himmler è uno dei diretti organizzatori della “soluzione finale della questione ebraica“.

A te che leggi lascio la libertà di esprimere un giudizio sul personaggio in questione…

Dachau è l’unico campo di concentramento che rimane attivo nei 12 anni interi di regime nazista e viene considerato come modello da tutti gli altri per i lavori forzati e per lo sterminio.

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Funzioni di Dachau

Il campo di Dachau viene aperto nel 1933 come campo per gli oppositori politici di Hitler, al fine di impartire loro una rieducazione al nazismo attraverso il coinvolgimento lavorativo in quella che era la propaganda nazista.

Solo successivamente Dachau diventa campo di deportazione per tutti coloro che vengono considerati diversi: ebrei, mendicanti, omosessuali, zingari, Rom, polacchi, testimoni di Geova, emigranti …

Essere deportato a Dachau significa “quasi” certamente morire e non uscire mai più da quel luogo, seppur sul cancello d’ingresso, in ferro, spicchi la scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi), la più grande bugia del nazismo, visto che non ha mai liberato nessuno.

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Nel campo di Dachau transitano circa 200.000 persone in 12 anni, dal 1933 al 1945, delle quali circa 41.500 vi hanno perso la vita.

I deportati vivono in baracche nelle quali sono installati i dormitori organizzati con letti a castello di legno, vano soggiorno e, ogni due camerate, lavatoi e gabinetti comuni.

In una struttura separata dalle baracche-dormitorio si trovano le baracche di punizione per i detenuti più “ingestibili”. Buchi bui, stretti, freddi nei quali puoi solo rannicchiarti su te stesso e pensare fino a quando le forze cedono e ti addormenti. Ecco forse un po’ di pace… sempre che gli incubi non vengano a farti visita.

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Condizioni igieniche

Come immagini che fossero le condizioni igienico-sanitarie in questi ambienti?

Pessime. Talmente di basso livello da causare persino un’epidemia di tifo. Una strage.

Polvere, acqua depositata, riutilizzata, topi probabilmente, cibo non del tutto salutare o di dubbia conservazione, medicazioni spesso non eseguite, per evitare di mostrare che ci si è fatti male, mosche ed insetti a completare l’opera.

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La Notte dei Cristalli

Dachau ha visto giungere come deportati anwche persone che hanno vissuto la “Kristallnacht“, ovvero la Notte dei Cristalli il 9-10 novembre 1938.

Siamo in un periodo di fermento in cui centinaia di sinagoghe vengono incendiate, i negozi ebrei, così come le loro abitazioni, vengono saccheggiati, le persone picchiate ed alcune donne subiscono violenza.

La mattina del 10 novembre centinaia di ebrei vengono arrestati e deportati. Molti perderanno la vita durante la permanenza nel campo, altri otterranno la libertà solo dopo la promessa di andare in esilio.

 

Lo sterminio

Nel 1940 diviene operativo nel campo di concentramento di Dachau il primo forno crematorio. Ora lo sterminio prevede i lavori forzati e la denutrizione e chi non è in grado di svolgere il proprio lavoro viene eliminato immediatamente.

La baracca adibita alla “disinfezione” e i forni sono separati dalle baracche-dormitorio di qualche centinaio di metri.

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Oggi questi ambienti sono visitabili e, per esperienza personale, posso dire che non è semplice dal punto di vista emotivo.

La sensazione di soffocamento, la mancanza d’aria, il sentirsi un topo in trappola e alla disperata ricerca di una via d’uscita che sai non esistere. Gli ultimi istanti della tua vita, che non sai fra quanti secondi terminerà, e nei quali non ho idea cosa possa passare per la testa. Forse solo l’amore per la propria famiglia, la speranza che qualcuno di loro riesca a salvarsi e, che in caso di morte, possa non soffrire.

In mezzo a questo dolore, alla fatica, alla malattia, alla fame e alla sete qualcuno è riuscito a gioire l’arrivo delle truppe americane, che domenica 29 aprile 1945 hanno liberato il campo di concentramento di Dachau.

Il giorno seguente Hitler si suicida.

Il Memoriale di Dachau è oggi visitabile e per informazioni quali orari, giorni di apertura e prezzi ti rimando al sito.

 

 

E tu sei mai stata in visita a Dachau o ad un altro campo di concentramento? Quali sensazioni hai provato e percepito?

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.

 

Questo post si basa sulla mia visita al campo di concentramento di Dachau e rappresenta il mio modo di commemorare le vittime della Shoah. Condividi su Facebook questa esperienza per non dimenticare.

 

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6 pensieri su “Dachau e le vittime della Shoah

  1. Ad Auschwitz i block sono ancora intatti e visitabili ma Birkenau è stata completamente distrutta per nascondere le atrocità compiute al suo interno. Le baracche con i letti a castello sono quasi tutte diroccate, comprese le costruzioni che ospitavano i forni crematori. L’impressione vedendo quella distesa di macerie ricoperta dalla neve è stata ancora più brutta credimi! Terribile anche Dachau comunque 😦
    Ti abbraccio

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  2. Sono stata a Dachau qualche anno fa , l’unica cosa che ricordo è che mi continuavo a chiedere come ? Com’è possibile che degli essere umani arrivino a tanto ? Quanta cattiveria l’uomo arriva a dimostrare ?
    Quello che mi mette i brividi è che queste realtà in certi paesi esistono ancora .. eppure ancora una volta siamo impotenti

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    1. La possibilità che ci viene data nel visitate questi luoghi è quella di capire quanto si sbagliato ed imparare dagli errori del passato.
      Chissà se l’umanità un giorno ci riuscirà… altrimenti le morti e le atrocità non saranno servite a nulla. E questo mi fa pensare…
      Grazie per essere passata 🙂

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  3. Io ero una ragazzina Elisa, quando ho iniziato ad interessarmi a questo argomento. A studiarlo, a cercare di capire. A suo tempo, mi sono fatta portare dai miei genitori a Trieste, alla Risiera di San Sabba, definito “campo di smistamento”, ma chissà perché aveva un forno crematorio…
    Ne sono rimasta sconvolta, ma io ero così anche da ragazzina: volevo sapere e conoscere, a costo, poi, di versare fiumi di lacrime.
    Voglio essere onesta e dirti che, per quanto questo argomento ancora oggi mi stia a cuore, per cui leggo tanto al riguardo (e ho scoperto cose che mi hanno fatta letteralmente più raggelare), sai quale è veramente il mio cruccio?
    Anzi i miei crucci. Sono due. Il primo, è vedere che dalla consapevolezza e dalla memoria, noi non abbiamo imparato nulla. Perché onestamente, l’odio razziale che si sta scatenando in questi anni verso i migranti, le scene di cumuli umani che muoiono a mare, o vivono in attesa di venir liberati, dietro a fili spinati, mi fa comprendere che la memoria è morta.
    Secondo cruccio, che mi fa male come una lama, è vedere come gli ebrei, discendenti di quella povera gente, metta in atto da anni vere e proprie carneficine nei confronti dei palestinesi. Che non sono giustificabile, né migliori di ciò che subirono il oro avi.
    Io, ad ormai 36 anni, il giorno della memoria piango e soffro, perché di memoria a noi umani, non è rimasto nulla.
    Ma il tuo post, Elisa, è molto bello. Ed io conto di andare a visitare Dachau.
    Un bacio,
    Claudia B.

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    1. Purtroppo Claudia il genere umano non imparerà mai. Siamo condannati a compiere gli stessi errori in serie. Ovviamente c’è la speranza e si cerca di crescere le nuove generazioni consapevoli e con valori. Ma non tutti ci credono. Tutto quel che possiamo fare è raccontare e diffondere per non far morire di nuovo quelle persone, per far sì che il loro sacrificio non sia stato inutile.
      Grazie 🙂

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